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    <title>Conferenza</title>
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      <title>Presentazione di Padre Rosario</title>
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      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 06:00:28 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.accademiadelsantino.it/natale2009/Media/padre_rosario.3gp&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.accademiadelsantino.it/natale2009/Conferenza/Media/padre_rosario_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:157px; height:128px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Questa sera ci sarà un momento di musica e di illustrazione di quello che è stata la mostra allestita nella sala S. Egidio in questi giorni. Il nostro coro, la corale S. Cecilia, ci farà ascoltare dei brani tipici del Natale, che danno il senso della serenità, della pace interiore, e quindi sono il viatico buono per l’introduzione a quello che è il tema che affronteremo subito dopo attraverso la parola della relatrice Vincenza Musardo Talò. Cominceranno i nostri cantori con due canti molto noti: A Betlem, o pastori di Mariano Garau e Quanno nascette o Ninno di S. Alfonso Maria De Liguori. Alla chiusa della manifestazione, invece, eseguiranno due canti ancora: Stile Nacht di Franz Gruber e Minuit, Chrétiens! di Adolphe Adam. Sono dei canti tipici del tempo natalizio e quindi aprono e chiudono proprio nel nome di quel Bambino Gesù che è nato e che nella realtà della mostra è il soggetto primario. Questa serata vuol essere anche una giusta delucidazione dello sforzo che si è fatto attraverso l’ “Accademia del santino” di Trepuzzi, di cui c’è il presidente in rappresentanza e diversi soci presenti. C’è stata la collaborazione dell’Associazione “Arte e fantasia”; la collaborazione di artisti isolati e di collezionisti isolati, soprattutto della ceramica di Grottaglie, e di collezionisti come il nostro Padre Angelo, il Prof. Aquilino di Sava e altri. Questa mostra, che voleva  mettere in evidenza, attraverso l’arte povera della carta, il senso profondo del Natale come estasi, come augurio e come momento di quiete dello spirito attraverso le affettività che si manifestano, forse è riuscita. Dico “forse”, perché non sta a me giudicare: quando la vedrete, o se l’avete vista, sarete voi a dare un giudizio della mostra. E poi, con molta più competenza di me, parlerà la professoressa qui presente, Vincenza Musardo Talò, docente di Lettere. Lei coltiva gli studi di storia patria, con particolare attenzione alle tradizioni popolari e al sentire religioso della nostra terra. Ha fatto diverse pubblicazioni: nominarle tutte sarebbe un po’ difficile, perché ha scritto tanto. A noi basta sapere che lo spessore culturale della professoressa e la serietà scientifica delle sue opere viene garantita dal fatto che alcune delle sue opere sono state edite dalla Società di Storia Patria, ed è un viatico molto buono per la serietà dei contenuti. Noi questo lo sapevamo, perché è da anni che conosco la professoressa Talò. Quindi, non è venuto a caso questo invito, che lei gentilmente e generosamente ha accettato. E, ovviamente, accanto a questa realtà c’è da dire che tanta gente ha collaborato in questa esperienza di allestimento della mostra: gli amici di sempre della Parrocchia; il Presidente, il quale dovrebbe essere forse già arrivato, o arriverà a momenti; l’Associazione Fiera; l’Ordine Francescano Secolare, che collabora da sempre alle nostre manifestazioni. E quindi anche questo senso di collaborazione nel portare avanti un discorso nella nostra Sava comincia a diventare un fatto di importanza grande, perché vuol dire che usciamo fuori dal piccolo campanile isolato dei clan per vivere un’esperienza comunitaria della cultura. Detto questo, se avessi scordato qualcosa mi compatirete, iniziamo subito coi canti. La Schola cantorum di Santa Cecilia, che ha sede in questo Convento, è diretta dalla Maestra Giovanna Pesare.</description>
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      <itunes:summary>Questa sera ci sarà un momento di musica e di illustrazione di quello che è stata la mostra allestita nella sala S. Egidio in questi giorni. Il nostro coro, la corale S. Cecilia, ci farà ascoltare dei brani tipici del Natale, che danno il senso della serenità, della pace interiore, e quindi sono il viatico buono per l’introduzione a quello che è il tema che affronteremo subito dopo attraverso la parola della relatrice Vincenza Musardo Talò. Cominceranno i nostri cantori con due canti molto noti: A Betlem, o pastori di Mariano Garau e Quanno nascette o Ninno di S. Alfonso Maria De Liguori. Alla chiusa della manifestazione, invece, eseguiranno due canti ancora: Stile Nacht di Franz Gruber e Minuit, Chrétiens! di Adolphe Adam. Sono dei canti tipici del tempo natalizio e quindi aprono e chiudono proprio nel nome di quel Bambino Gesù che è nato e che nella realtà della mostra è il soggetto primario. Questa serata vuol essere anche una giusta delucidazione dello sforzo che si è fatto attraverso l’ “Accademia del santino” di Trepuzzi, di cui c’è il presidente in rappresentanza e diversi soci presenti. C’è stata la collaborazione dell’Associazione “Arte e fantasia”; la collaborazione di artisti isolati e di collezionisti isolati, soprattutto della ceramica di Grottaglie, e di collezionisti come il nostro Padre Angelo, il Prof. Aquilino di Sava e altri. Questa mostra, che voleva  mettere in evidenza, attraverso l’arte povera della carta, il senso profondo del Natale come estasi, come augurio e come momento di quiete dello spirito attraverso le affettività che si manifestano, forse è riuscita. Dico “forse”, perché non sta a me giudicare: quando la vedrete, o se l’avete vista, sarete voi a dare un giudizio della mostra. E poi, con molta più competenza di me, parlerà la professoressa qui presente, Vincenza Musardo Talò, docente di Lettere. Lei coltiva gli studi di storia patria, con particolare attenzione alle tradizioni popolari e al sentire religioso della nostra terra. Ha fatto diverse pubblicazioni: nominarle tutte sarebbe un po’ difficile, perché ha scritto tanto. A noi basta sapere che lo spessore culturale della professoressa e la serietà scientifica delle sue opere viene garantita dal fatto che alcune delle sue opere sono state edite dalla Società di Storia Patria, ed è un viatico molto buono per la serietà dei contenuti. Noi questo lo sapevamo, perché è da anni che conosco la professoressa Talò. Quindi, non è venuto a caso questo invito, che lei gentilmente e generosamente ha accettato. E, ovviamente, accanto a questa realtà c’è da dire che tanta gente ha collaborato in questa esperienza di allestimento della mostra: gli amici di sempre della Parrocchia; il Presidente, il quale dovrebbe essere forse già arrivato, o arriverà a momenti; l’Associazione Fiera; l’Ordine Francescano Secolare, che collabora da sempre alle nostre manifestazioni. E quindi anche questo senso di collaborazione nel portare avanti un discorso nella nostra Sava comincia a diventare un fatto di importanza grande, perché vuol dire che usciamo fuori dal piccolo campanile isolato dei clan per vivere un’esperienza comunitaria della cultura. Detto questo, se avessi scordato qualcosa mi compatirete, iniziamo subito coi canti. La Schola cantorum di Santa Cecilia, che ha sede in questo Convento, è diretta dalla Maestra Giovanna Pesare.</itunes:summary>
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      <title>Intervento della Prof. Musardo Talò</title>
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      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 05:00:12 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.accademiadelsantino.it/natale2009/Media/musardo_talo.mov&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.accademiadelsantino.it/natale2009/Conferenza/Media/musardo_talo_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:157px; height:118px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Questa sera, per ricordare l’evento del Natale, rivisitato nelle fascinose atmosfere della religiosità e della cultura popolare, non potevamo desiderare una cornice più consona di questo suggestivo luogo francescano. Tanto, perché è proprio alla spiritualità del Padre fondatore di quest’Ordine che la tradizione assegna l’origine della magica rappresentazione della natività divina.&lt;br/&gt;Era la notte del 25 d del 1223, quando a Greccio, per volere del santo di Assisi, l’intero borgo si fece protagonista del prodigio avvenuto a Betlemme, dando così l’avvio alla tradizione presepiale presso tutti i popoli cristiani dell’ecumene.&lt;br/&gt;Certo, la celebrazione del Natale come festa liturgica del 25 dicembre è molto più antica: gli storici ne fissano l’origine al 353 d.C. ca, in piena età paleocristiana, quando la grande festa pagana intitolata al dio persiano Mitra, celebrata con solennità in tutte le province dell’impero romano come la festa del Sole invitto, fu cristianizzata, per ricordare la nascita del Messia, il Cristo salvatore dell’Umanità.&lt;br/&gt;E da allora, la festa della Natività è giunta sino a noi con quel ricco patrimonio di rituali segnici che ce la rendono sempre cara e sempre attesa. Una grande emozione, infatti, anima l’immaginario di tutti noi quando – come questa sera – ci è dato ammirare i tanti segni che nel tempo si sono stratificati soprattutto nella sfera della religiosità popolare delle trascorse civiltà, quando nel passato, consumismo e materialismo erano due parole estranee al parlare dell’umile popolo di Dio e il Natale si accompagnava a un insieme di riti, sacri e profani, a cui tutti partecipavano. E parlo dei riti domestici, dove le donne e i bambini a partire dall’Immacolata si adoperavano le une a sfornare dolci e pietanze tradizionali e gli altri a realizzare fantasiosi presepi; parlo dei tanti fedeli che ancor prima dell’alba al suono insistente delle campane, affollavano la chiesa per la novena, e ricordo il malinconico e dolcissimo suono degli zampognari, i quali venivano ogni anno nei nostri borghi dai monti lucani e calabresi. Tante emozioni antiche, sconosciute alle giovani generazioni, ma che questa sera, girando per la mostra è facile ritrovare.    &lt;br/&gt;E’ l’Accademia del Santino in primis che ha voluto offrire a tutti noi un meraviglioso esempio dei tanti modi di pensare e vivere il Natale attraverso una ricca esposizione delle mitiche carte natalizie, le cui connotazioni essenziali sono offerte in un magistrale depliant curato dall’ottimo dott. Gennaro Colacicco.&lt;br/&gt;Cosa sono, nello specifico, le “Carte di Natale”: sono santini, biglietti animati e cartoline, calendarietti e presepi di carta, letterine e animazioni; piccoli tesori di carta che una volta si facevano testimoni dei sentimenti e delle emozioni di grandi e piccoli, di gente umile e di alto lignaggio. Attraverso queste carte è facile cogliere l’incanto del mistero dell’Incarnazione e della nascita del Figlio di Dio. &lt;br/&gt;Del prezioso materiale offerto alla vista dei visitatori e che adorna la sala “S. Egidio” di questo Covento, certamente – almeno per chi vi parla – i santini e le letterine sono l’espressione più genuina e autentica dell’intendere il Natale. In questo, i collezionisti che hanno prestato i loro tesori alla mostra, hanno voluto generosamente regalarci momenti emozionali veramente intensi. &lt;br/&gt;Troppo lunga sarebbe questa nostra conversazione se dovessi tessere la storia plurisecolare delle piccole immagini devozionali, ma non posso tacere il fatto che i bei santini e le tenere, tenerissime letterine, sono, forse, le due espressioni cartacee che in misura maggiore ci accostano a certi trascendimenti dell’anima.  &lt;br/&gt;L’intero ciclo natalizio effigia le tante immaginette in mostra: si parte dall’Annunciazione alla visita di Maria alla cugina Elisabetta, alla Nascita, il momento sublime in cui l’Incarnazione dell’Invisibile incontra l’umanità sofferente. E qui, la potenza creatrice degli imagiers non conosce limiti: la ricchezza cromatica, la qualità dei materiali, le tecniche dal canivet al raffinato merlettato di scuola francese, austriaca e dei paesi slavi, esprimono un exultet gioioso e universale: teneri bambinelli in fasce o nudi, i tanti volti dolcissimi della Vergine madre, la solida figura di S. Giuseppe in atteggiamenti di serena meditazione, l’adorazione dei pastori, l’arrivo dei re magi, la fuga in Egitto, della Sacra Famiglia, accompagnata dagli Angeli, per scampare alla persecuzione di Erode, ecc. &lt;br/&gt;Questo ricco universo figurativo rimanda in parte ai vangeli di Luca e Marco, ma la fantasia delle tante raffigurazioni deriva dai vangeli apocrifi o dall’immaginario collettivo delle diverse età culturali dell’Occidente cristiano  &lt;br/&gt;E poi, vi è l’esempio delle letterine di Natale, strumenti di un innocente ricatto, di sincere e commoventi promesse, tenere e amorevoli creazioni dei bambini, manufatti carichi di una fantasia gioiosa, destinati a finire, all’ora del pranzo natalizio, sotto il piatto del finto-ignaro capofamiglia. Nella storia della comunicazione epistolare  questa è l’unica occasione in cui mittente e destinatorio sono in compresenza.&lt;br/&gt;Storicamente, viene attestato che la prima letterina è del 1731; ma il boom è il secolo carico di spiritualismo del Romanticismo, come pure è stato per i santini.&lt;br/&gt;Oggi, questi preziosi esemplari rivivono nella Mostra, insieme a cartoline, biglietti e altre significative carte natalizie.&lt;br/&gt;Viene poi la seconda sezione della Mostra, che si compatta per la presenza delle opere di otto valenti artisti, i quali hanno voluto rivisitare il Natale attraverso una tavolozza carica dei segni e dei simboli più belli di questo misterico avvenimento; ed ecco i teneri e candidi angeli di Mariapia De Pascale, i suggestivi scorci di un centro storico effigiati in veste natalizia da Anna Ferrara, le due tele di Pina Soloperto con una originale Maternità mistica e l’attesa dell’Emanuele; e poi i tanti volti della Natività così come i cinque Artisti dell’Associazione “Arte e Fantasia” di Talsano hanno saputo ideare ed esprimere attraverso le tecniche più diverse: nel ringraziarli, li ricordo con gratitudine: Giuseppe Barbieri, M.Giuseppa Gallo, Cosimo Lezza, la presidente Rita Protopapa e Rosario Rosafio. &lt;br/&gt;I loro lavori ci richiamano alla mente l’amore che l’arte ufficiale ha sempre mostrato per questo emblematico tema. E penso al Beato Angelico, al Botticelli, a frate Filippo Lippi, a Giotto, a Guido Reni o a un Caravaggio, al Murillo, Tintoretto, giusto solo un esempio tutto italiano.&lt;br/&gt;E infine, ma solo in ordine di esposizione, salutiamo la terza sezione della Mostra, che ci offre la possibilità rara di ammirare una serie di manufatti ceramici a tema natalizio e che portano la firma nientemeno di due grandi – e dico grandi – artisti del presepe, quali il prof. Leonardo Petraroli e il Maestro Emamuele Esposito.&lt;br/&gt;I loro presepi non sono una pura esibizione di forme e cromatismi, ma appaiono autentiche architetture dell’anima, per quella delicata trama di emozioni liriche che riescono a muovere nel cuore dell’osservatore.&lt;br/&gt;Non sto qui a farvi la storia del presepe, vorrei però sottolineare che fin dal suo nascere, il presepe si è mostrato come mito e nostalgia dell’infanzia, del nostro ritrovare, ad ogni Natale, quel fanciullino di pascoliana memoria, che è in ognuno di noi.&lt;br/&gt;Guardato sullo scenario della storia, il presepe è l’Umanità in cammino, perché sempre in ogni epoca  si è accompagnato a segni e simboli riconducibili al vissuto culturale dei popoli, ai valori e alle robuste tradizioni, tanto nelle case aristocratiche che nelle umili dimore di contadini, pastori e pescatori.&lt;br/&gt;Una notazione mi sembra importante: dopo l’Illuminismo, che è il secolo del presepe napoletano, esibito soprattutto dalle classi dì élite, nell’Ottocento, in ogni casa entra il presepe, stante anche la massiccia produzione artigianale delle statuine nelle più variegate forme. Le botteghe dei pupari costituiscono in tutto il meridione d’Italia, una realtà economica e sociale di ampio e consolidato spessore. Napoli e Lecce ne sono le capitali indiscusse.&lt;br/&gt;Ma ora, cari Amici, vorrei richiamare la Vostra attenzione sulle splendide creazioni ceramiche dei due artisti grottagliesi Esposito e Petraroli. Da anni, entrambi sono ambiti testimonial in tutto il mondo della cultura ceramica pugliese, visto che proprio i loro presepi ci rappresentano in ogni dove, come ad esempio gli aereoporti italiani, crocevia di turisti multirazziali e multiculturali. Eppure, nell’ammirare i loro pregevoli e artistici manufatti, ci accorgiamo della loro sostanziale diversità di ideazione e rapparesentazione del presepe; una diversità che tuttavia è parimenti evocazione geniale del mistero dell’Incarnazione.&lt;br/&gt;Quanto Petraroli orienta il suo percorso artistico verso la creazione di manufatti dallo stile fatto quasi di sole limpide volumetrie geometriche, sempre essenziali nel modellato plastico e cromatico, tanto il maestro Esposito enfatizza e corrobora le sue creazioni di un variegato universo figurativo, mutuato dalla più autentica civiltà contadina pugliese. Ma ambedue raggiungono esiti altissimi in termini emozionali.&lt;br/&gt;Siamo fortunati veramente ad averli insieme qui, in Mostra.&lt;br/&gt;In maniera più specifica, mi preme sottolineare come la potenza creativa dei due Maestri ha riscosso e riscuote, ovunque, un solido successo di pubblico e di critica. Non a caso i loro presepi trovano collocazione stabile nei luoghi di cultura tra i più diversi: dal museo della Ceramica di Grottaglie al lontano regno del sultano dell’Oman, mentre ogni anno, in occasione delle feste natalizie, questi due artisti sono invitati e ricercati nelle numerose esposizioni presepiali, sia italiane che estere, certamente, rendendoci orgogliosi di averli nostri conterranei. &lt;br/&gt;Osservando i cicli delle delicate terracotte invetriate di Petraroli, modellate in forme eleganti e raffinate, dalle tinte pastellate, queste mi richiamano alla mente le staute, sia pure più robuste e monumentali, di un grade presepista pugliese, Stefano da Putignano, che prorpio nel Carmine di Grottaglie, ha lasciato la sua più preziosa creazione natalizia, datata 1530. Ma i presepi di Petraroli sono figli del nostro tempo, con la loro eccezionale resa formale e cromatica, si fanno ambasciatori di un antico quanto immutato – e perciò contemporaneo – sentire emozionale dinanzi al mistero della venuta di Gesù in terra, e sempre declinano, nelle tante proiezioni scenografiche, i valori universali e carismatici del Natale.&lt;br/&gt;I presepi di Emanuele Esposito, invece, valgano quali documenti del come eravamo; lo schema narrativo delle sue composizioni risulta accostato attraverso un complesso intreccio tra creazione artistica e devozionale. Sempre l’impostazione ideativa appare riccamente articolata, mentre le sue suggestive scenografie hanno un forte impatto visivo ed emozionale. Nei presepi di Esposito, si muovono e vivono multiformi elementi figurali, sempre rispettosi e testimoni della più autentica religiosità popolare e di un universo di tradizioni, leggibili ancor più che in un libro.  E poi, mi piace sottolineare un elemento riccamente rappresentato nei suoi presepi: la figura angelica; gli angeli sono dappertutto: tenere testine alate contornano il modellato e figure intere di angeli appaiono qua e là, a regalare poesia, spiritualità e toni elegiaci a un manufatto dal tono sacrale, valoriale.&lt;br/&gt;Per concludere, torno a evidenziare che le tre ricche sezioni della Mostra, ognuna per meriti diversi, invitano a momenti di genuino stupore, a quei voli dell’anima in atmosfere liriche, dove ognuno di noi si avverte proiettato e partecipe di quel mistero divino che è l’Incarnazione, ovvero l’incipit straordinario del disegno salvifico dell’Altissimo e – nello stesso tempo - il segno del suo amore per l’Umanità tutta; tanto perché l’Uomo è stata la più bella invenzione del Creatore. &lt;br/&gt;Infine, mi preme esprimere il plauso più sincero per gli organizzatori e un ringraziamento sincero ai collezionisti espositori, agli Artisti, agli enti patrocinanti e a tutti i Signori Soci dell’Accademia del Santino di Trepuzzi. La loro laboriosa e rigorosa attività culturale ha preso la strada verso orizzonti, che si annunciano forieri di un impegno, teso a tutelare e valorizzare quell’inestimabile patrimonio di carte religiose del passato, testimoni di una cultura del sacro, che appare sbiadita e sofferente. E ai reverendi Frati di questa Casa francescana, in specie Padre Rosario, di cui tutti conosciamo l’amorevole e paterno affetto che ha per il popolo di Sava, va la nostra più sentita gratitudine e l’affetto filiale, perché essi hanno fatto di questo Convento una porta sempre aperta e un luogo apostolico di ascolto e consolazione, per quanti vi bussano speranzosi.&lt;br/&gt;Auguri a tutti e grazie.</description>
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      <itunes:summary>Questa sera, per ricordare l’evento del Natale, rivisitato nelle fascinose atmosfere della religiosità e della cultura popolare, non potevamo desiderare una cornice più consona di questo suggestivo luogo francescano. Tanto, perché è proprio alla spiritualità del Padre fondatore di quest’Ordine che la tradizione assegna l’origine della magica rappresentazione della natività divina.&#13;Era la notte del 25 d del 1223, quando a Greccio, per volere del santo di Assisi, l’intero borgo si fece protagonista del prodigio avvenuto a Betlemme, dando così l’avvio alla tradizione presepiale presso tutti i popoli cristiani dell’ecumene.&#13;Certo, la celebrazione del Natale come festa liturgica del 25 dicembre è molto più antica: gli storici ne fissano l’origine al 353 d.C. ca, in piena età paleocristiana, quando la grande festa pagana intitolata al dio persiano Mitra, celebrata con solennità in tutte le province dell’impero romano come la festa del Sole invitto, fu cristianizzata, per ricordare la nascita del Messia, il Cristo salvatore dell’Umanità.&#13;E da allora, la festa della Natività è giunta sino a noi con quel ricco patrimonio di rituali segnici che ce la rendono sempre cara e sempre attesa. Una grande emozione, infatti, anima l’immaginario di tutti noi quando – come questa sera – ci è dato ammirare i tanti segni che nel tempo si sono stratificati soprattutto nella sfera della religiosità popolare delle trascorse civiltà, quando nel passato, consumismo e materialismo erano due parole estranee al parlare dell’umile popolo di Dio e il Natale si accompagnava a un insieme di riti, sacri e profani, a cui tutti partecipavano. E parlo dei riti domestici, dove le donne e i bambini a partire dall’Immacolata si adoperavano le une a sfornare dolci e pietanze tradizionali e gli altri a realizzare fantasiosi presepi; parlo dei tanti fedeli che ancor prima dell’alba al suono insistente delle campane, affollavano la chiesa per la novena, e ricordo il malinconico e dolcissimo suono degli zampognari, i quali venivano ogni anno nei nostri borghi dai monti lucani e calabresi. Tante emozioni antiche, sconosciute alle giovani generazioni, ma che questa sera, girando per la mostra è facile ritrovare.    &#13;E’ l’Accademia del Santino in primis che ha voluto offrire a tutti noi un meraviglioso esempio dei tanti modi di pensare e vivere il Natale attraverso una ricca esposizione delle mitiche carte natalizie, le cui connotazioni essenziali sono offerte in un magistrale depliant curato dall’ottimo dott. Gennaro Colacicco.&#13;Cosa sono, nello specifico, le “Carte di Natale”: sono santini, biglietti animati e cartoline, calendarietti e presepi di carta, letterine e animazioni; piccoli tesori di carta che una volta si facevano testimoni dei sentimenti e delle emozioni di grandi e piccoli, di gente umile e di alto lignaggio. Attraverso queste carte è facile cogliere l’incanto del mistero dell’Incarnazione e della nascita del Figlio di Dio. &#13;Del prezioso materiale offerto alla vista dei visitatori e che adorna la sala “S. Egidio” di questo Covento, certamente – almeno per chi vi parla – i santini e le letterine sono l’espressione più genuina e autentica dell’intendere il Natale. In questo, i collezionisti che hanno prestato i loro tesori alla mostra, hanno voluto generosamente regalarci momenti emozionali veramente intensi. &#13;Troppo lunga sarebbe questa nostra conversazione se dovessi tessere la storia plurisecolare delle piccole immagini devozionali, ma non posso tacere il fatto che i bei santini e le tenere, tenerissime letterine, sono, forse, le due espressioni cartacee che in misura maggiore ci accost</itunes:summary>
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      <title>A Betlem o pastori</title>
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      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 04:00:56 +0100</pubDate>
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      <title>Quando nascette Ninno</title>
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      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 03:00:27 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.accademiadelsantino.it/natale2009/Media/canto_2.3gp&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.accademiadelsantino.it/natale2009/Conferenza/Media/canto_2_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:157px; height:128px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Schola cantorum S. Cecilia di Sava&lt;br/&gt;Dir. Giovanna Pesare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Quanno nascette Ninno, quanno nascette Ninno a Betlemme, era notte e pareva miezojuorno … Maje le stelle, lustre e belle, se vedèttero accussí … e ‘a cchiù lucente, jette a chiammá li Magge a ll’Uriente.&lt;br/&gt;Co’ tutto ch’era vierno, co’ tutto ch’era vierno, Ninno bello, nascettero a migliara rose e sciure … Pe’ nsi’ ‘o ffieno, sicco e tuosto, ca fuje puosto sott’a te, se ‘nfigliulette e de frunnelle e sciure se vestette …&lt;br/&gt;Alfonso Maria De Liguori</description>
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      <title>Stile Nacht</title>
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      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 02:00:31 +0100</pubDate>
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      <title>Minuit, Chrétiens!</title>
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      <pubDate>Mon, 28 Dec 2009 01:00:09 +0100</pubDate>
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